Di Marco Petrone, Vice Presidente e Direttore Corporate Development VIASAT GROUP

Partiamo da una premessa, che sia semplice e chiara: il clima sta davvero cambiando, in modo inequivocabile e ampiamente dimostrato dalla comunità scientifica di tutto il mondo. Nell’ultimo secolo le temperature medie globali si sono innalzate, con conseguente dimezzamento della superficie dei ghiacciai, aumento dei livelli oceanici, desertificazione di alcune aree geografiche e aumento dei rovesci intensi in altre, causati dalla più elevata velocità con cui l’acqua evapora dagli oceani e dalla maggiore quantità di vapore acqueo contenuto nell’aria. Il principale responsabile di tale riscaldamento, secondo il Comitato Intergovernativo delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (IPCC), è il diossido di carbonio, la cui concentrazione nell’aria ha raggiunto nel maggio del 2019 il livello record di 415 parti per milione in volume (ppmv), massimo valore da almeno 3 milioni di anni. I modelli climatici indicano che entro l’anno 2100 le temperature medie globali aumenteranno di 4 °C se non riduciamo subito le emissioni, modificando sensibilmente il pianeta Terra, rispetto a come lo conosciamo oggi, con conseguenze gravissime sulla flora e sulla fauna, sulla vita delle persone e sull’intero equilibrio geopolitico. Ciò premesso, occorre prendere consapevolezza di un secondo fatto, anch’esso semplice e chiaro: conosciamo le pratiche, e abbiamo sviluppato le tecnologie, che servono per evitare tutto questo. Aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili, migliorare l’efficienza degli edifici, utilizzare auto elettriche, i sistemi di trasporto pubblico e di smart mobilities, aumentare il consumo di frutta e verdura, possibilmente locale e di stagione, anziché alimenti di origine animale, privilegiare l’utilizzo di beni durevoli rispetto a quelli usa-e-getta, ridurre la produzione di rifiuti, riciclare e recuperare gli oggetti e i materiali, e tanto altro ancora. I governi dei 185 Paesi responsabili dell’88% delle emissioni globali si sono impegnati, attraverso la sottoscrizione dell’Accordo di Parigi, ad adottare misure finalizzate al contenimento del riscaldamento globale. Occorre tuttavia non dimenticare quanto ognuno di noi, come cittadino del mondo, e come ognuna delle imprese in cui lavoriamo, possa e debba fare la propria parte, evitando di nascondersi dietro all’affermazione che qualcun altro, altrove, dovrebbe fare qualcosa per salvare il pianeta. Un risultato così sensibile e sfidante può e deve essere preso in carico da tutti quanti, ognuno nella misura massima in cui ha la possibilità di farlo. Nessuna delle nostre azioni può produrre effetti significativi se presa singolarmente, ma può farlo in quanto parte di uno sforzo collettivo. Viasat Group è da anni impegnata nella diffusione di tecnologie telematiche che consentono un utilizzo ottimale delle flotte adibite al trasporto merci e persone, perché ogni veicolo commerciale leggero o pesante può ridurre la quantità di diossido di carbonio emessa percorrendo le rotte più brevi e meno trafficate, riducendo il consumo degli pneumatici e dei freni. Ogni comune che adotti una delle soluzioni smart cities può, ad esempio, ottimizzare l’attività di raccolta dei rifiuti, tracciare i suoi percorsi e verificare il suo corretto smaltimento, potenziare lo sviluppo della cosiddetta economia circolare, dove gli scarti di qualcuno diventano una materia prima per qualcun altro, anziché essere sepolti sotto terra per le generazioni future. La comunicazione delle aziende è spesso concentrata sulle cose che quell’azienda è in grado di offrire sul mercato. Troppe volte ci si dimentica, invece, di soffermarsi sulle motivazioni per cui una collettività di persone decide di dedicare buona parte della propria giornata, e della propria vita, a realizzare la propria mission. Oggi Viasat Group spera di poter trasmettere un concetto molto chiaro, semplicemente affermando di voler contribuire alla realizzazione di un mondo migliore.

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