“Per ottenere una concreta diminuzione della sinistrosità, soprattutto quella mortale, sulle strade non è sufficiente l’azione di controllo e di repressione, ma è necessario che essa sia affiancata da iniziative volte a creare la consapevolezza di un investimento sulla ‘Cultura della guida sicura’ con progetti formativi e di comunicazione istituzionale.” È quanto dichiara Paolo Maria Pomponio, Direttore Servizio POLIZIA STRADALE in una intervista rilasciata per l’ultimo numero del Magazine Guida alla Sicurezza di Viasat Group.

Tante Auto, moto, tir, furgoni circolano sulle strade. Le difficoltà a far rispettare la legalità sono innegabili, però siamo fiduciosi. È una questione soprattutto di responsabilità, che deve coinvolgere tutti gli attori in campo: automobilisti, motociclisti, conducenti di mezzi pesanti, ciclisti, chi si muove con il monopattino e persino pedoni. “Tutti si devono impegnare a rendere più sicure le nostre strade e questo risultato lo potremo raggiungere solo se insieme inizieremo a remare verso la stessa direzione. I controlli di polizia, da soli, non potranno mai essere sufficienti se, in parallelo, chi si mette al volante non mostra interesse, con la sua condotta di guida, al rispetto della incolumità propria e altrui.” Altrimenti sarà arduo raggiungere l’obiettivo, fissato dall’Europa, di dimezzare il numero di vittime sulla strada entro il 2030, per addirittura azzerarlo per la fine del 2050.

Oggi in ambito sicurezza stradale viene in soccorso la tecnologia. “I sistemi di assistenza alla guida, che vengono chiamati in gergo tecnico ADAS (Advanced Driver Assistance Systems), costituiscono, ormai, equipaggiamento di serie di numerosi veicoli di nuova generazione. L’automazione che consente di eseguire diverse operazioni sotto la supervisione del conducente come, ad esempio, il mantenimento della corsia, il controllo automatico della velocità di crociera, l’assistente alla frenata di emergenza, è ancora lontana da quella in cui l’intera attività di guida possa essere eseguita senza alcun intervento da parte dell’uomo. È comunque innegabile come tutta questa tecnologia incida positivamente sulla sicurezza della circolazione, correggendo le azioni del conducente o assistendolo nelle situazioni più complesse. Tuttavia, se da un lato la tecnologia costituisce un efficace strumento per prevenire l’incidentalità stradale, dall’altro, per contrastare fino in fondo il fenomeno delle morti su strada, non si può prescindere dai comportamenti umani.” In tal senso oggi la Polizia Stradale dispone di numerosi kit per la vigilanza sul territorio. Tra questi lo Street Control che viene usato per la lettura automatica delle targhe e l’interrogazione in tempo reale delle banche dati, in modo da supportare gli organi di Polizia Stradale nel contrasto delle violazioni degli obblighi, rispettivamente, di assicurazione e di revisione dei veicoli.

Lo scenario urbano si evolve rapidamente e cresce a dismisura la micomobilità: microcar, bici, e-bike, monopattini. “Questo ha però generato nuove criticità legate alla tutela degli utenti più vulnerabili, di cui, certamente, fanno parte i ciclisti e i conducenti di dispositivi di micromobilità, che vanno superate creando maggiore consapevolezza e una nuova sensibilità, rispetto ai fenomeni di circolazione connessi alla mobilità individuale.”

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