Di Francesco Signor, Head of corporate communication VIASAT GROUP

Una delle poche certezze della pandemia è stato il settore dei trasporti e, senza ombra di dubbio, continua ad esserlo. Infatti, anche nei momenti di lockdown più rigidi, le merci hanno continuato a viaggiare, nonostante la crisi abbia colpito duramente tutto il tessuto produttivo ed economico europeo. Con questo non vuol dire che il settore sia uscito indenne da questa tragedia, tanto che McKinsey, una delle maggiori società di consulenza a livello mondiale, ha stimato che i volumi di traffico internazionale delle merci ritorneranno ai livelli di fine 2019 solo tra 15-48 mesi. Del resto il WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) prevede una scivolata del commercio mondiale nel 2020 che va dal 13 al 32%. Diciamo che lo scenario non è tra i più allegri. Detto questo, il Coronavirus ha riacceso i riflettori su alcuni settori fondamentali per il nostro Paese e l’Europa, ma spesso colpevolmente trascurati: la sanità, la ricerca, la scuola, la logistica e il trasporto merci. Queste ultime due, lo sappiamo tutti, sono fondamentali durante l’emergenza per garantire l’approvvigionamento di beni di prima necessità essenziali (materie prime, farmaci, prodotti alimentari) che diversamente creerebbero non pochi problemi sociali e di ordine pubblico. Non a caso, questo settore rappresenta un asset strategico per l’Europa con un valore che si aggira intorno ai 675 miliardi e ben 11 paesi dell’UE (tra cui l’Italia al 19esimo posto) nella top 20 mondiale per qualità, efficienza, tracciabilità e competenza.
In questo numero della Guida alla Sicurezza Fleet, giunta al sedicesimo anno, si parla delle principali tecnologie Viasat che possono innovare il mondo del trasporto merci su strada e sulle tendenze del mercato. Le esigenze di questo mercato stanno mutando e l’evoluzione tecnologica rappresenta sempre di più la nuova frontiera che non si può ignorare. Gli operatori del settore hanno la necessità di tracciare il mezzo con un sistema telematico, così da poter sfruttare, in termini gestionali, l’integrazione tra dati telematici e dati informatici. In questo modo, si possono raccogliere dati dai veicoli, elaborarli in informazioni, come i consumi
del veicolo o lo stile di guida dell’autista, e metterli a disposizione del gestore di flotta. Ciò consente una gestione automatica e intelligente dei mezzi di trasporto, grazie a piattaforme che hanno l’obiettivo di digitalizzare il processo di spedizione delle merci, ottimizzandolo in termini di tempi e costi, riducendo di un quarto la congestione del traffico (e, di conseguenza, dell’inquinamento), a parità di merci trasportate, garantendo la sicurezza e l’efficienza complessiva dei processi logistici e di trasporto. Una rivoluzione culturale, prima ancora che tecnologica, che impatta anche su settori molto specifici come quello del waste management, dell’economia circolare e della pianificazione intelligente dei servizi di igiene urbana.
Qualcuno ha definito questo cambiamento come l’Industria 4.0 dell’autotrasporto per un mercato globale sempre più competitivo, ma anche più efficiente, legale e sostenibile. Uno sforzo di modernizzazione auspicabile che vede nella “digital transformation” non solo un’opportunità, ma anche la sfida più importante che abbiamo di fronte.
Buona lettura.

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