Il capoluogo piemontese si candida a diventare la sede del futuro Istituto nazionale dell’Intelligenza Artificiale. Un’iniziativa nata dall’esperienza dell’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino che si occupa di interpretare la trasformazione digitale anche in ottica teologica.

Di Francesco Signor

L’incoraggiamento è partito dall’Arcivescovo mons. Nosiglia e della Chiesa locale con lui, trovando in Luca Peyron, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria dell’Arcidiocesi di Torino, un intraprendente “tessitore di rete”. La proposta consiste nel portare a Torino, per la città e il Piemonte, il centro per l’Intelligenza artificiale proposto dal documento del Mise, diffuso a luglio, che detta le linee guida per l’AI in Italia. Torino e il Piemonte hanno, da un lato, le caratteristiche accademiche e di sviluppo industriale e, dall’altro, un retroterra valoriale e sociale che incarnano i capisaldi delle linee guida stesse. Ora si tratta di sviluppare e accelerare una serie di processi già in corso. Le reazioni dal territorio alla proposta sono state inaspettate per quantità, celerità e densità.

“Ho avuto riscontri positivi tanto dalle Istituzioni – comune, regione, atenei – quanto dai corpi intermedi, dagli ordini professionali, dalle associazioni e dai singoli” spiega Luca Peyron. “Energie sopite o titubanti che hanno trovato una liberazione nel progetto e nel fatto che la Chiesa locale, con il Vescovo, se ne facesse in qualche modo promotrice. Con tutti si è cominciato a fare rete in un’ottica che deve essere inclusiva. Ci sono stati e ci saranno tentativi di fughe in avanti o di lato, ma sarebbero davvero antistoriche e squalificherebbero chi le fa e le Istituzioni che eventualmente questi soggetti rappresentano”.

Tra le prime adesioni anche quella di Viasat Group che sostiene con convinzione la proposta di portare a Torino il nuovo Istituto nazionale per l’intelligenza artificiale, voluto dal Ministero dello Sviluppo Economico, mettendo a disposizione del territorio la propria tecnologia e la propria esperienza nel settore. A livello politico, per rispetto istituzionale, le interlocuzioni romane sono state condotte dalle istituzioni locali, osservando e rispettando una filiera corretta.

“Non è più il tempo della politica da bar con gli amici degli amici” continua Peyron. “Se Torino venisse individuata come sede sarebbe bene per la città e la regione, ma anche per tutto il Paese. Se fosse individuata un’altra città, voglio sperare e credere che sia per ragioni oggettive e non per meri interessi di parte o cordate partitiche. Su questo la presenza della Chiesa deve assumere una dimensione di senso, valore e profezia. La gente che incontriamo ogni giorno ha bisogno di politica seria e istituzioni credibili. Questo progetto deve essere profetico anche sotto questo punto di vista, diversamente noi non saremmo della partita”.

Tante le ricadute concrete che il progetto di Torino Capitale dell’Intelligenza Artificiale potrebbe portare con sé. Innanzi tutto quelle accademiche con fondi per la ricerca e l’alta formazione, ma anche benefici reali sui processi industriali, tanto per i grandi quanto per i piccoli, oltre agli effetti sulla vita della città nel suo insieme, perché un cuore pulsante di questo tipo rivitalizza tutto il suo tessuto. Infine una ricaduta per il Paese perché questo potrebbe essere un passaggio fondamentale per fare di Torino, e con essa anche l’Italia, la capitale europea dell’intelligenza artificiale.

“Si può arrivare a pensare a 180 milioni di euro di ricaduta tra fondi del Mise ed Europei” aggiunge ancora Peyron. “Una speranza per tanti giovani con la possibilità di riattivare i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training). Un’occasione per pensare a una disseminazione dei saperi digitali che ingaggi anche le fasce oggi escluse, come gli anziani. Il Salone del Libro ha contribuito in modo significativo a fare di Torino e del Piemonte – stando agli ultimi dati – una delle città e regioni dove si legge di più. Spero in un analogo effetto onda sulla cultura digitale, governata e letta con parametri etici e valori antropici, quelli che alla Chiesa stanno a cuore e sono uno dei motivi principali anche di questa intervista e del fatto che stia interloquendo con un prete”.

In questo quadro si inserisce anche il recente annuncio di Google, relativo a un piano di investimenti da 900 milioni di dollari in cinque anni «per accelerare la trasformazione digitale», buona parte dei quali potrebbero essere destinati alla realizzazione di due “Google Cloud Region” a Milano e Torino. Inoltre, il Politecnico di Torino è una delle università italiane selezionate dal Miur per il dottorato sull’AI. In questo senso, la collaborazione tra mondo accademico e grandi gruppi industriali è fondamentale, ma deve essere basata su una sovranità nazionale e soprattutto europea sul digitale con piattaforme e regole governate in modo democratico.

“Abbiamo una road map in continuo divenire” conclude Peyron. “È un processo che dobbiamo accompagnare perché possa avere dei risultati concreti. Annunci e titoli sui giornali sono il passato, vorremmo fare delle profezie che si avverano. Questo comporta che in molti dovranno assumersi delle responsabilità concrete, uscire dalle zone confortevoli in cui si trovano, assumersi dei rischi di varia natura. La Chiesa torinese lo sta facendo, so che in molti lo faranno. A coloro che tentennano mi permetta di dire, come fece Sturzo, è tempo di essere liberi e forti”.

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