Trasporto merci, la mobilità è intelligente

Intervista con Piero Luzzati, Direttore Generale, CONFETRA

Un approccio più intelligente alla mobilità può consentire di risolvere tutta una serie di problemi ormai cronici dei trasporti. Ma questo deve avvenire prima di tutto alla base, cioè a livello infrastrutturale.
In quest’ottica va nella giusta direzione la costruzione di una “grande rete” considerando aree territoriali che devono essere fornite di autostrade, ferrovie, porti, aeroporti e di centri interportuali, con standard adeguati per aiutare lo sviluppo dell’intermodalità.


Un approccio intelligente alla mobilità è una scelta industriale, in quanto le condizioni operative che detta la globalizzazione non possono essere ancora precluse da una artigianalità operativa che determini tempi morti e scarsità di informazioni, che allunga i tempi di trasferimento delle merci e determina mercati marginali per gli operatori della domanda.

Quanta parte delle merci europee viaggia oggi sui mezzi pesanti? E quali sono gli ultimi dati disponibili specificatamente per il nostro Paese?

È noto che la modalità stradale è quella più utilizzata per il trasporto delle merci. Dal momento che la tratta finale o iniziale di un trasporto, salvo poche eccezioni, deve essere eseguita su camion, decidere di utilizzare l’intermodalità è una scelta che il mercato raramente è in grado di sostenere.
Riguardo alle statistiche, sono lacunose e tardive purtroppo. Eurostat ci dice comunque che il trasporto terrestre si suddivide tra la strada per l’80% e la ferrovia 20%. In Italia le percentuali sono 85% strada, 15% ferrovia. Del resto l’Italia è lunga, ma non così tanto da scoraggiare il “tutto strada” e le attività produttive sono concentrate al Nord. L’autotrasporto continua ad avere dalla sua la flessibilità, la tempestività e l’economicità.

19 anni è l’età media del parco circolante italiano di autocarri medi, mentre quelli dei pesanti ha un’anzianità media di sedici anni. Quali le sue considerazioni nell’analisi del dato?

Anche in questo caso le statistiche sono lacunose, ad esempio non consentono di rilevare il dato del parco circolante dei mezzi conto terzi rispetto a quello del conto proprio. Sappiamo empiricamente che nel conto terzi i mezzi sono più giovani per esigenze di maggiore efficienza: la media si dovrebbe aggirare intorno ai 10 anni di vita. Il valore al Sud è più alto. Questo dato è preoccupante soprattutto alla luce del fatto che i concorrenti dell’Europa dell’Est sono spesso muniti di mezzi di ultima generazione. Tutte le misure messe in atto dal Governo per incentivare l’acquisto di veicoli sono sempre opportune.
Comunque da tempo gli imprenditori si sono muniti di software specializzati nella gestione delle flotte che consentono di ottimizzare l’utilizzo dei mezzi. Nuove tecnologie sono oggi integrate nei mezzi dai costruttori stessi al fine di aumentare l’efficienza e di diminuire l’impatto ambientale dei veicoli stessi.

L’innovazione è una pulsione incontrovertibile per il mondo della mobilità: la grande rivoluzione è dietro l’angolo. Come stanno reagendo le aziende?

Gli imprenditori sono sempre molto attenti e ricettivi alle novità che consentono di ottimizzare la loro funzione, che è quella di ottenere il massimo risultato con le risorse economiche e le risorse umane impiegate nell’iniziativa. Le grandi innovazioni che si stanno affacciando – internet delle cose, realtà aumentata, guida automatizzata, droni, maxicontainer – sono guardate con grande interesse, ma anche con estremo realismo, soprattutto considerando la tempistica: se un cambiamento produce effetti in tempi medio-lunghi è meno attrattivo. Un fattore da non trascurare sono le norme e le regole che ciascuno Stato si dà: spesso l’utilizzo delle nuove tecnologie stenta a trovare una pronta legittimazione nelle normative.
Una tecnologia da richiamare è quella della “Scatola Nera” a bordo dei mezzi, uno strumento che le imprese guardano con interesse, sia perché consente la riduzione dei costi assicurativi, sia per la sicurezza contro i furti e le rapine, un fenomeno ancora grave nel nostro Paese, soprattutto in alcune filiere logistiche.

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