Affaritaliani: Rca, il bluff della scatola nera. Rimarrà ancora facoltativa.

In un articolo di ieri, pubblicato sulla testata online Affaritaliani.it, l’editorialista Sergio Luciano  prende di petto il tema della scatola nera, a partire dalla bozza di regolamento con cui il Ministero dello Sviluppo economico, in ottemperanza a un decreto del governo Monti, dovrebbe attuare la legge che configura l’uso di questi dispositivi sugli autoveicoli italiani. Lo riportiamo integralmente, certi che Luciano non ce ne vorrà, perché riteniamo metta in evidenza alcuni aspetti importanti di questo annoso dibattito.

“Facoltativo”: è la parola magica, o meglio stregata, che ricorre nella bozza di regolamento con cui il Ministero dello Sviluppo economico, in ottemperanza a un decreto del governo Monti, dovrebbe attuare la legge che configura l’uso delle “scatole nere” sugli autoveicoli italiani, ovvero quegli aggeggi che, unendo un gps ad un accelerometro e a un telefono cellulare, “tracciano” continuamente i movimenti di un’auto o di un camion – percorsi, velocità, accelerazioni, frenate e Dio non voglia collisioni – e ne consentono l’uso a un pubblico qualificato (quindi le forze dell’ordine e la magistratura sempre, e in casi predeterminati altri soggetti) a fini economici e amministrativi. Ebbene, adottando le “scatole nere”, la possibilità di truffare l’assicurazione millantando collisioni mai avvenute o di mandare un sinistro in contenzioso protestando un’innocenza magari inesistente, viene meno. Viene meno il presupposto per quell’incredibile “bolla” criminale che sono appunto le truffe alla Rc Auto, bolla tutta italiana che rappresenta l’unica vera legittimazione – visto che viaggia su dimensione più che doppie rispetto alla media europea – per il vergognoso caro-polizze del sistema Italia. Inoltre, le “scatole nere” sono predisposte per segnalare automaticamente tutti gli urti superiori ad un’intensità minima a centrali di controllo in grado di mandare veicoli di soccorso ad aiutare le vittime degli incidenti, in molti casi salvando loro la vita.

Oltre a questo aggiunge subito dopo:

Ebbene, un dispositivo che potrebbe calmierare i prezzi di almeno il 10% (almeno, perché lo sconto meritato da chi monti questi dispositivi sarebbe doppio, a norma di giustizia e buon senso), che potrebbe estinguere quasi alla radice l’enorme contenzioso giudiziario connesso alla Rc Auto (350 mila procedimenti arretrati) e ridurre anche la piaga della non-assicurazione (perché ogni veicolo che non avesse la scatola, o non la usasse più, diventerebbe automaticamente “wanted” dai sistemi, cosa che non succede se oggi una polizza scade e non viene rinnovata!) non verrà reso obbligatorio. E’ l’amara notizia data questa mattina a Torino dal rappresentante del Ministero dello Sviluppo economico al convegno organizzato dall’Unione Industriale di Torino e da Viasat per promuovere il ricorso alla telematica nel sistema dei trasporti nazionali. Perchè questa inspiegabile lacuna? Difficile una spiegazione pacata: la verità è che numerose categorie professionali oggettivamente oggi traggono di che vivere – in modo del tutto lecito, sia chiaro – proprio dall’enorme ruggine che cresce attorno ai sinistri automobilistici e che, con l’avvento della scatola nera, perderebbe gran parte del suo lavoro: avvocati, liquidatori, riparatori vari, gli stessi agenti d’assicurazione, tutta gente che spesso trae vantaggio oggettivo dal contenzioso, se non anche dalle truffe, in termini di parcelle incassate, o di pagamenti differiti proprio in forza delle procedure interminabili che oggi sovraintendono alla liquidazione degli indennizzi.

Infine, conclude riportando alcuni dati emersi nel corso del convegno “Le Tecnologie per Migliorare Efficienza, Competitività e Ridurre il Costo dei Trasporti”, organizzato da Viasat e Unione Industriale a Torino il 23 settembre scorso.

Non c’è, insomma, un unico “Grande Vecchio” che frena, c’è invece un sottobosco di gente di mediocre livello che in nome della propria pagnotta vede di buon occhio il differimento sine die di un’innovazione che sarebbe sacrosanta. E fa sentire il suo potere frenante fino in Parlamento. Un potere frenante velenoso e, in sé, criminale: perché, per gli automobilisti spericolati e indisciplinati, il sapersi “controllati” da una scatola nera, cioè sapere che in caso di incidente nessun avvocato potrebbe deviare le responsabilità da chi ce l’ha, sarebbe una ragione forte, per i trasgressori abituali, per cambiare costume di guida, come avvenne a suo tempo con la patente a punti e più di recente con il Tutor sulle autostrade. Ma c’è di più, ed è anche in questo caso un problema di sottocultura da rimuovere, per quanto qui non c’entri in modo altrettanto diretto la “pelle” della gente ma la tasca di tutti noi e del sistema Paese. Come ha ben dimostrato uno studio condotto da Viasat e presentato oggi, “telematizzare” le flotte dell’autotrasporto, ovvero connettere con il sistema satellitare delle scatole nere tutti i tir, quasi 5 milioni, che viaggiano sulle strade italiane (controllati da una miriade di ben centomila aziende, di cui solo un 25% ha dimensioni apprezzabili, oltre i 5 automezzi) permetterebbe al settore di risparmiare tra il 9 e il 10 per cento dei costi, passando in molti casi da un bilancio in perdita ad uno in attivo. E se tutti i trasportatori potessero, grazie alla telematica, ottimizzare i percorsi, i cicli di riparazione, il carico e lo scarico e quindi anche i consumi dei propri mezzi, accelerando contemporaneamente il ciclo del trasporto, il Pil italiano se ne gioverebbe in una percentuale che qualcuno arriva a stimare nell’ordine del mezzo punto.

Mentre – come ha ricordato il consulente del ministro Lupi Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti e capo della Consulta per la logistica – un adeguamento complessivo del sistema dei trasporti e della logistica italiano potrebbe rappresentare per il Prodotto interno lordo una “spinta” nell’ordine del 2 per cento. Ebbene, la telematica dovrebbe avere un ruolo-chiave in questo percorso ma solo una sparuta minoranza degli imprenditori del settore ne adottano i sistemi, perché molti freni culturali e opportunistici (malintesi, ormai) intervengono a frenare: telematica vuol dire tracciamento, e tracciamento vuol dire trasparenza. Non verso tutti, perché i dati davvero privati tali restano, ma sicuramente verso il fisco, che facilmente potrebbe chiedere di “incrociare” i dati delle aziende sotto-contribuenti con il resoconto della loro banca-viaggi… Sta di fatto che solo pochi operatori più illuminati adottano su vasta scala questi dispositivi, trovandosi benissimo perché riescono a utilizzare le loro flotte con un grado di efficienza incomparabile. Ma sono ancora pochi “pionieri” che fanno fatica a trovare emuli.

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